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giovedì 23 maggio 2013

La fine della scuola si avvicina: cosa fare dopo? 6 consigli utili

La scuola sta finendo. E l’estate avanza a grandi passi. Almeno per i bambini. Perché per mamme e papà - o almeno per parecchi di loro - le tante sospirate vacanze sono ancora lontane. E prima di godersi una meritata pausa, finalmente tutti insieme, in buona parte delle famiglie italiane c’è un ultimo, notevole, sforzo organizzativo da affrontare. Perché l’obiettivo da raggiungere è duplice: far sì che i propri figli vivano un’estate serena. Ed evitare di farsi prendere da eccessivi sensi di colpa al pensiero di doverli “abbandonare” a vacanze solitarie.
Per affrontare con tranquillità le calde - non solo climaticamente - giornate che verranno, allora, ecco i suggerimenti di Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, medico e ricercatore dell’Università degli Studi di Milano.
 

LA PAROLA CHIAVE DELL’ESTATE: IL PIACERE

“Se “dovere” è la parola chiave del tempo scolastico, quella del tempo estivo dovrebbe essere “piacere”. Non solo per i bambini, ma anche per i genitori insieme a loro. E non solo nelle due/tre settimane che si trascorrono al mare o in montagna, ma anche per il periodo che si passa in città” spiega Alberto Pellai.
“L’idea che dovremmo fare nostra è che tutto ciò che proponiamo ai nostri figli non lo facciamo solo perché “dobbiamo”, costretti dagli impegni lavorativi, ma anche, e soprattutto, perché vogliamo. Perché desideriamo offrire loro esperienze interessanti e stimolanti, ci fa piacere che possano viverle e vogliamo condividerle con loro.
 

PICCOLE VACANZE ANCHE IN CITTA’

Le giornate più lunghe, il cielo azzurro, il traffico meno frenetico e caotico, i parchi aperti fino a tardi. L’estate offre tanti spunti per sentirsi comunque in vacanza, anche se si è ancora in città. “Basta saper fare la differenza, rendere “speciale” anche la routine quotidiana.
E diventare più “accessibili” per i propri figli” riprende Pellai. “La sera, per esempio, perché non cercare di tornare un po’ prima dall’ufficio? E poi fare un giro in bicicletta con i bambini, allungare i tempi di preparazione della cena, magari preparando una pizza tutti insieme, uscire a prendere un gelato o andare a vedere un film in un’arena all’aperto. Nel week end si possono organizzare una gita al lago o un picnic in campagna.
Tante cose che, normalmente, durante i mesi invernali, quando i ritmi sono più intensi per tutti, non si possono fare; ma che, per contro, è bello concedersi in estate. Piccoli gesti che, da soli, fanno già sperimentare il vero senso della vacanza, ovvero il piacere della libertà.

FATELI FANTASTICARE PRIMA DELLA NANNA

Sempre approfittando dei tempi più dilatati, la sera, prima di addormentarsi, è bello potersi ritagliare un momento di chiacchiere con i propri figli.
Per ascoltarli mentre parlano di ciò che hanno vissuto durante la giornata, per farsi parte delle loro nuove esperienze, ma anche per discutere delle vacanze che si faranno tutti insieme, per iniziare a immaginare la meraviglia di ciò che accadrà. Ai bambini piace molto sentire il racconto di ciò che verrà, riuscire a sognarlo a occhi aperti. I racconti creano il percorso del desiderio verso momenti speciali. E l’attesa, così, si fa ancora più magica e intensa.

 DOPO LA FINE DELLA SCUOLA UN PO’ DI SANO OZIO

Alla fine dell’anno scolastico, anche i bambini sono stanchi. Hanno bisogno di recuperare. Compatibilmente con i propri impegni lavorativi, bisognerebbe tenerne conto. “E, se possibile, magari evitare di cominciare proprio subito a riorganizzare le loro giornate” suggerisce ancora Alberto Pellai. Anche a loro - proprio come a noi adulti - piace molto svegliarsi più tardi del solito, fare colazione senza correre, godersi la propria cameretta, i propri giochi”.
Attenzione, però: non totale anarchia nella gestione della loro giornata. Per non correre il rischio che poi, non sapendo bene che cosa fare, finiscano per buttarsi a capofitto nelle attività più semplici da organizzare. Come guardare la tv, per esempio, o usare solo i video giochi. “Spesso, i bambini si concentrano sempre su queste cose non tanto perché le trovano divertenti, ma soprattutto perché non sanno che cos’altro fare, perché non hanno alternative cui dedicare il loro interesse” spiega Pellai.
 
IN VACANZA DA SOLO: SPORT (MA NON COMPETITIVO), NATURA E AMICIZIA
Se durante l’estate si scelgono esperienze fuori casa, non ci si deve concentrare solo sul dove, sul quanto, sul che cosa, ma anche sugli aspetti più profondi di ciò che i bambini affronteranno. Il vero valore, infatti, non sarà solo ciò che i bambini potranno fare, ma soprattutto ciò che rimarrà dentro di loro.
“Per questo, a mio parere, le esperienze migliori sono quelle che permettono di fare sport, di vivere a contatto con la natura e, nel contempo, di scoprire e sperimentare i valori dell’amicizia, della collaborazione, dello spirito di squadra” suggerisce Alberto Pellai.
“A partire da quale età? In linea di massima, intorno ai 9/10 anni un bambino potrebbe essere pronto per vivere la sua prima vacanza da solo. Anche qui, però, possono esserci le eccezioni. Per un bimbo molto timido, per esempio, potrebbe essere necessario aspettare ancora un po’ prima di affrontare un’esperienza così forte. Meglio non forzare troppo la mano, allora. E, se possibile, trovare sempre, comunque, un amico che parta con nostro figlio. In due, il coraggio aumenta notevolmente”.
 
IL CONSIGLIO FINALE: SENTIRSI LIBERI LI RENDERA’ FELICI
E chi, invece, può contare sull’aiuto dei nonni o di una tata? Poter vivere il periodo estivo in casa, in famiglia, è un’ottima opportunità.
“L’ideale è costruire una sorta di schema organizzativo della giornata, che preveda momenti di gioco e di riposo, di movimento e di socializzazione. Proporre idee e attività e poi, ovviamente a seconda dell’età, lasciare che siano il più possibile i bambini a scegliere il momento in cui svolgerle. Sentirsi liberi li renderà felici. E ancora più disponibili a seguire i “suggerimenti” di mamma e papà” conclude Alberto Pellai.
 
 
Per leggere l'articolo completo clicca qui:

giovedì 2 maggio 2013

Collabora con noi. Il nuovo progetto di "Separazione e divorzio: dalla parte dei bambini"

"Separazione e divorzio: dalla parte dei bambini" parte con un nuovo progetto.

Di fronte all'aumento delle complessità familiari della nostra società, non possiamo trascurare il benessere dei bambini. Televisione, giornali e social network ci testimoniano tutti i giorni le difficoltà di mamme e papà, ma troppo poco spesso si parla delle difficoltà che incontrano i bambini ad affrontare queste complesse transizioni familiare.

La nostra proposta nasce da un dato di fatto: negli ultimi anni la nostra società sta vivendo radicali cambiamenti nella sua struttura portante, la famiglia. Questi mutamenti, è innegabile, riguardano tutti. Per questo abbiamo ideato un progetto rivolto alle scuole primariesecondarie di primo grado e le prime due classi delle scuole secondarie di secondo grado, atte a parlare delle famiglie, dell'importanza della mediazione dei conflitti e della salvaguardia della bigenitorialità. Abbiamo deciso di rivolgere questo progetto a tutti i bambini delle classi non solo perchè la percentuale del numero di separati è in continuo aumento, ma perchè nella nostra proposta non vogliamo concentrarci sulla separazione di mamma e papà, ma soprattutto su quanto sia importante l'educazione emotiva, sulla capacità di mediare i conflitti, sull'importanza del confronto e non dello scontro e, troppo spesso trascurato, il diritto dei bambini di avere una mamma e un papà.

Dalla nostra esperienza possiamo testimoniare che la risorsa del gruppo è molto importante: la condivisione e il confronto tra pari permette ai bambini di sviluppare risorse e capacità, che, singolarmente, probabilmente farebbero più fatica ad emergere. Siamo consapevoli che questo tema nella nostra società è ancora un tabù, ma crediamo che la situazione attuale richieda una maggiore sensibilizzazione su questi argomenti che sono, ormai, all'ordine del giorno.

Se siete interessati a conoscere il progetto per la vostra scuola, associazione o luogo di aggregazione per i ragazzi, non esitate a contattarci. Mettiamo a disposizione alta professionalità a prezzi sostenibili. Crediamo fermamente nel lavoro di rete per garantire il benessere dei più piccoli che sono, non dimentichiamolo mai, gli adulti di domani.




giovedì 11 aprile 2013

Convegno I disturbi degli apprendimenti scolastici. Normativa, didattica e diagnosi

Il Convegno organizzato dallo Studio Verbavoglio di Livorno, realizzato con lo Snals-Confsal di Livorno e Pisa, d’intesa con Confsalform, costituisce evento di formazione per effetto del comma 6, art. 4 della Dir. Min. 90/03, dando perciò “diritto all’esonero dal servizio del personale della scuola che vi partecipi, nei limiti della normativa vigente.

8.00-8.30 Registrazione partecipanti ed introduzione lavori
 
8.45 Presentazione e saluti delle Autorità
Elisa Amato, Dirigente USP di Livorno
• Giorgio Kutufà, Presidente della Provincia di Livorno

Carla Roncaglia, Assessore allo Sviluppo della Persona, Comune di Livorno
• Sandra Vannoni, Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana
• Laura Bertolo, Vicepresidente nazionale Airipa, Coordinatore Regionale Airipa Sez. Toscana-Liguria
• Michela Soldi, Rappresentante territoriale per la sezione AID di Livorno
• Paolo Biasci, Segretario regionale FIMP
• Gianfranca Errica, Presidente FLI Toscana


9.40-10.20 Giacomo Stella, I DSA tra neuroscienze e scuola

10.20- 10.50 Luca Grandi, “Non tutti hanno la fortuna di avere in classe un alunno dislessico”

10.50-11.10 Renata Salvadorini, Abilità linguistiche e apprendimento

11.30-11.50 Daniela Brizzolara, La dislessia nei bambini con DSL: comorbidità o stesso disturbo che cambia nel tempo?

11.50-12.20 Raffaele Ciambrone, I BES nella Scuola italiana

12.20-12.50 Franco Botticelli, Testimonianza e normativa nazionale

14.30-14.50 Lauro Mengheri, Cosa pensano gli insegnanti della Legge 170/2010 e
del Decreto attuativo sui DSA:una ricerca

14.50-15.20 Laura Bertolo, Differenze tra DSA e ADHD

15.20-15.50 Christina Bachmann, Le abilità matematiche alla scuola secondaria: difficoltà o disturbo?

15.50-16.10 Lamberto Giannini, Il linguaggio teatrale come narrazione di sé

16.30-16.50 Susanna Giannetti, Elementi di base per una didattica inclusiva

16.50-17.10 Tania Fiorini, L’intervento dello psicologo alla luce dell’entrata in vigore della legge 170/10

17.10-17.30 Elisa Giuliano, Il Trattamento
Multimodale nel Disturbo della Lettura

17.30-17.45 Clara Chirici, Funzioni e compiti del CTS/DSA di Livorno

17.45-18.15 Dibattito


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Destinatari


Il Convegno è rivolto a insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, psicologi, logopedisti, neuropsichiatri, pediatri, pedagogisti, educatori, genitori e chiunque sia interessato al tema dei disturbi specifici di apprendimento.
Sono previsti Crediti ECM per le professioni di: Psicologo, Logopedista, Pediatra, Neuropsichiatra infantile, Terapista della Neuro e Psicomotricità


Modalità di iscrizione


Il termine ultimo per iscriversi è il 2 Maggio 2013.

Per iscriversi:
http://www.giuntios.it/it/eventi/eventi-in-programma/2013/05/04/disturbi-degli-apprendimenti-scolastici
 

mercoledì 10 aprile 2013

Homeschooling: i 4 macro dubbi di mamma e papà

Homeschooling sì, homeschooling no. La scelta di istruire a casa non è una decisione facile: molti sono i dubbi che coinvolgono mamma e papà prima di intraprendere questa strada, ancora poco conosciuta nel nostro Paese. La situazione, però, è differente in altre realtà come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, dove, contrariamente che in Italia, l'homeschooling è una realtà diffusa e più radicata nella storia del Paese.

In ogni caso, risultano molto simili i dubbi che attanagliano i genitori interessati a questa possibilità. In particolare, sono 4 le macro questioni che mamma e papà riportano con maggiore frequenza:

1. Le critiche degli altri. Non sempre le decisioni sull'educazione dei nostri figli trovano appoggio dalle persone che ci stanno intorno. Spesso, la maggiore opposizione è quella del coniuge, che non considera questa opportunità nel nostro stesso modo. Come affrontare, dunque, la questione?

2. Bisogna essere mamme casalinghe per dedicare il tempo necessario all'istruzione dei propri figli?

3. Se si lavora da casa, è possibile organizzarsi al meglio per svolgere bene entrambi i compiti?

4. L'istruzione a casa implica un dispendio di tempo ed energie che non permette di fare altro durante la giornata?

Delle domande legittime che si pongono mamma e papà che si affacciano a questa realtà. E voi, cosa ne pensate di questa opportunità?





lunedì 11 marzo 2013

Convegno internazionale "La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale"

Vogliamo evidenziare il 9° Convegno Internazionale che avrà luogo al Palacongressi di Rimini per tre giornate "La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale" a cura del centro Studi Erickson. L'evento si terrà l'8, il 9 e il 10 Novembre 2013.





Le tematiche affrontate sono:

  • difficoltà e disturbi dell'apprendimento
  • educazione
  • nuove tecnologie
  • integrazione scolastica e sociale
  • disabilità
  • metodologie didattiche innovative
Il costo del convegno è di 200 euro, ma chi si iscrive entro l'8 Aprile potrà usufruire della riduzione del prezzo complessivo del 50%.

Per accedere alla scheda di iscrizione cliccare qui.




giovedì 7 marzo 2013

Fai i compiti o facciamo i compiti? I consigli su come fare

«Abbiamo sempre più richieste d’intervento all’interno dei singoli istituti», sottolinea Manuela Cantoia, docente di Psicologia generale che ha animato, insieme agli altri colleghi membri del Servizio, una giornata di studi intitolata «Fai i compiti o…facciamo i compiti? Il compito d’apprendimento tra figli e genitori».

I compiti rappresentano una sorta di rivelatore delle dinamiche familiari e dei rapporti scuola-famiglia. Il dibattito sulla loro utilità è sempre vivo e non solo in Italia: sono veramente necessari? E sono utili? Sono un impegno, una responsabilità, un’opportunità, una “tortura”? «La questione è molto più profonda di quello che appare», prosegue Cantoia. «La gestione domestica dei doveri scolastici rivela sempre il modo in cui ci poniamo con i nostri figli, le aspettative -a volte molto ambiziose- che abbiamo nei loro confronti, il modo in cui viviamo i loro fallimenti, che spesso identifichiamo come fallimenti personali».





Cosa fare, dunque? «Far sì che il compito sia sempre un’esperienza di senso, inserita nella più ampia esperienza di apprendimento della vita», sottolinea Emanuela Confalonieri, docente di Psicologia dell’adolescenza e autrice del libro La scuola: che bella fatica! (ed. San Paolo). C’è un traguardo da raggiungere, spiegano le esperte, ed è quello di avviare i figli all’autonomia, obiettivo che si costruisce per gradi attraverso piccole regole di disciplina (ad esempio stabilire un orario fisso per fare i compiti) e aiutandoli a organizzarsi distribuendo i carichi di studio nella settimana.




Bisogna essere esigenti con i voti? «Non sempre il voto, anche alto, è la cartina di tornasole dell’avvenuto apprendimento: ci sono ragazzi molto bravi a dire la cosa giusta al momento giusto, senza che dietro ci sia stata una vera preparazione», avverte Cantoia. «E’ meglio piuttosto aiutare i figli a cogliere i motivi dei successi o degli insuccessi». Perché la scuola è davvero una palestra di vita: in essa si sperimenta il senso del dovere, la conoscenza di sé e dei propri limiti, la capacità di reagire ai fallimenti.

«E’ sempre difficile per il genitore prendere le distanze e lasciare che i ragazzi, nel bene e anche nel male, si sentano davvero protagonisti di questa esperienza», spiega Confalonieri. Qualche pillola di saggezza per farli partire con il piede giusto? «Non nascono sapendosi organizzare: bisogna insegnarglielo, ad esempio nelle prime classi è utile aiutare a preparare la cartella, leggere insieme il diario e le comunicazioni degli insegnanti», conclude. «Oltre al momento stabilito dei compiti nella giornata, dovrebbe esserci sempre un genitore“stabilito” addetto al supporto, possibilmente quello più paziente. E’importante infine l’atteggiamento, ad esempio sottolineare che state valutando il loro prodotto, cioè un buon compito o un pessimo compito, non la loro persona. Infine, accettare che nell’arco dell’anno ci saranno momenti di stanchezza, ma se si è lavorato con continuità, le“volate” di fine quadrimestre non saranno mai troppo stressanti».

Fonte: http://www.famigliacristiana.it/famiglia/news/articolo/fate-o-facciamo-i-compiti.aspx

martedì 5 febbraio 2013

Università italiane in crisi: in dieci anni un calo di 58.000 studenti

La crisi coinvolge anche le Università italiane: il Cun (Consiglio universitario nazionale) evidenzia come dal 2009 il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) è sceso del 5% ogni anno.

I dato parlano chiaro: in dieci anni gli immatricolati sono scesi da 338.482 dell'anno accademico 2003-2004 a 280.144 del 2011-2012, con un calo di 58.000 studenti (-17%). Si tratta, per rendere l'idea, come se fosse scomparso un ateneo come l'Università Statale di Milano. La tendenza è omogenea su tutto il territorio nazionale e riguarda la gran parte degli atenei italiani.




Aumenta l'abbandono scolastico: i perchè di questo fenomeno

Purtroppo l’abbandono scolastico è un fenomeno in crescita e rappresenta un freno allo sviluppo economico e sociale di ogni Paese. L’Unione Europea si è prefissata come obiettivo la sua riduzione entro il 2020 a livelli inferiori al 10%, anche per rilanciare l’importanza dello studio. Un obiettivo che sta a cuore anche ad Adiconsum che ha condotto – con il finanziamento del Forum Ania-Consumatori – un’analisi della dispersione scolastica nelle aree del Centro-Nord e del Centro-Sud, delle sue cause e delle sue possibili soluzioni. La ricerca è stata presentata a Roma da Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum, durante un convegno sul tema L’abbandono scolastico dei giovani nei percorsi formativi. Analisi e soluzioni.




«L’abbandono è la conseguenza di un insieme di cause tra cui l’irregolarità nelle frequenze, i ritardi alle lezioni, la non ammissione all’anno successivo dovuta a vari fattori indipendenti come una malattia o un infortunio che allontanano lo studente dalla frequenza», ha riferito Giordano, snocciolando dati preoccupanti: «L'abbandono scolastico precoce, che nel 2010 era al 14,4% nell’UE e al 19,2% in Italia (dati medi), nel nostro Paese è maggiormente riscontrato nell’ambito della scuola superiore, già tra la prima e la seconda classe.

Alla base del disagio, «la poca chiarezza di idee sul futuro; lo scarso aiuto da parte degli insegnanti delle medie nell’orientamento e nella distinzione di prospettiva futura; la presenza di amici che abbiano già scelto di frequentare un determinato corso in una data scuola; la situazione socio-economica della famiglia di appartenenza».

Ma conta anche la crisi attuale, che secondo il presidente di Adiconsum «comporta spesso un’aggravante per quanto riguarda il fenomeno di dispersione e di abbandono scolastico: l’istruzione che lo stato sociale garantisce a tutti è comunque legata a una spesa da parte della famiglia che comporta normalmente un’attenzione particolare soprattutto nei periodo dell’anno in cui ci si prepara ad affrontare il nuovo ciclo scolastico, fattori esterni al percorso scolastico, ma diretti e d’impatto sul nucleo famigliare d’appartenenza, come la perdita del lavoro da parte di un genitore, la cassa integrazione, la diminuzione del reddito, possono comportare gravi ripercussioni nel mantenimento degli standard scolastici.

martedì 29 gennaio 2013

Fai i compiti o ... facciamo i compiti?: interessante meeting in Università Cattolica

La giornata di studio intende mettere a tema le dinamiche che si attivano tra scuola, genitori e figli nel momento dei "compiti a casa" (e dello studiare a casa).
I compiti sono veramente necessari? E sono utili? Sono un impegno, una responsabilità, un’opportunità, una "tortura"? E poi: quali sono le modalità più efficaci per assegnare e svolgere i compiti? Per gli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento quali sono i punti di attenzione da tenere presenti? Gli studenti a casa vanno lasciati soli affinché diventino autonomi o vanno aiutati nello studio?
L'obiettivo è quello di aiutare a dipanare la rete di temi che si pongono in relazione ai "compiti" e di suggerire alcune linee di intervento. La giornata è organizzata in 4 relazioni al mattino, volte a sviluppare riflessioni critiche e prospettiche, e 4 laboratori paralleli al pomeriggio, finalizzati a esemplificare strumenti e procedure operative ed è rivolta a insegnanti di scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, genitori, dirigenti scolastici, operatori/educatori nei servizi di accompagnamento e sostegno allo studio (doposcuola, tutoring ecc.).


 
Data:
Venerdì 22 febbraio 2013 dalle 9.30 alle 17.00

Luogo:
Aula Pio XI
Università Cattolica del Sacro Cuore
Largo Gemelli, 1 - Milano
 
 
La partecipazione alla giornata di studio è gratuita. Sarà rilasciato attestato di partecipazione.
L’iscrizione può essere compiuta sul sito www.spaee.it entro il 18 febbraio 2013

Per maggiori informazioni clicca qui: http://milano.unicatt.it/eventi/fai-i-compiti-o-facciamo-i-compiti-15010

mercoledì 16 gennaio 2013

Interessante convegno tenuto dalla Erickson: La scuola nell'era digitale


La scuola nell'era digitale

Insegnare e educare tra smartphone e tablet

 
Trento, 1 e 2 marzo 2013
 
 

Le scuole si trovano oggi ad affrontare un’importante sfida: non si tratta più di sapere inserire nella didattica una tecnologia piuttosto che un’altra, è importante invece avere quelle conoscenze e competenze necessarie per sapere scegliere e integrare nei processi didattici, in maniera efficace
ed efficiente, le diverse tecnologie. Il Cloud Computing, i tablet, le LIM, gli smartphone, internet e le piattaforme AVAC, devono essere inseriti con equilibrio nella scuola in modo tale da poter favorire corretti stili di apprendimento, di comunicazione e di socializzazione.
L’approccio equilibrato-integrativo ha l’obiettivo di sfruttare le potenzialità e fugare i pericoli degli strumenti propri dell’Era Digitale, favorendo quindi una didattica collaborativa, inclusiva, efficace
ed efficiente. Il Convegno consentirà di analizzare diversi punti di vista, da quello più pratico-disciplinare relativo a come utilizzare la tecnologia nella didattica, alle implicazioni psicologiche e pedagogiche, agli aspetti legali, sociali e delle relazioni con le famiglie.

Obiettivi

• Fornire ai partecipanti una panoramica per occuparsi consapevolmente di didattica nell’Era Digitale
• Acquisire la consapevolezza dell’impatto che le nuove tecnologie hanno sulla costruzione dell’identità, concreta e virtuale, sulla comunicazione e socializzazione di bambini e ragazzi
• Sapersi orientare rispetto alle potenzialità di un uso corretto delle tecnologie o agli svantaggi di un uso improprio o superficiale delle stesse.





 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Informazioni
 
Orario
Venerdì 1 marzo: dalle 14.00 alle 18.00
Sabato 2 marzo: dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 16.30

Sede
Centro Studi Erickson, Via del Pioppeto 24, 38121 Gardolo (Trento)

Attestato
Al termine del Convegno verrà rilasciato un attestato di frequenza.

Costo
Il costo del Convegno è di € 185,00 + IVA 21% (€ 223,85 IVA compresa) per iscri-
zioni individuali, € 215,00 + IVA 21% (€ 260,15 IVA compresa) per enti o istituzioni.
Per iscrizioni multiple da parte di scuole e enti è possibile richiedere delle quote
agevolate a: formazione@erickson.it. In caso di rinuncia la quota non è rimborsabile.

Iscrizioni
Inviare o tramite email (iscrizioni@erickson.it) o fax (0461 956733) o posta al Centro
Studi Erickson, la richiesta di iscrizione, allegando la fotocopia della ricevuta del versamento della quota di iscrizione.

Per info
Centro Studi Erickson
Via del Pioppeto 24, Fraz. Gardolo
38121 Trento
Tel. 0461 950747 – Fax 0461 956733
E-mail: formazione@erickson.it
 
 
Per maggiori informazioni clicca qui

martedì 15 gennaio 2013

Gestire la classe nella pratica didattica: 5 febbraio 2013


Incontro sulla gestione della classe e della didattica promosso dalla Giunti


Martedì 5 febbraio 2013
ore 15:00 - 18:00

Liceo Scientifico N. Copernico
Via G. Verdi 23/25, Pavia
Aula Magna




Interviene il Prof. Luigi d’Alonzo
Professore Ordinario di Pedagogia Speciale
Facoltà di Scienze della Formazione Università Cattolica Milano



L'ingresso è gratuito, previa iscrizione obbligatoria





Per maggiori informazioni e iscriversi
 
http://www.giuntiscuola.it/catalogo/eventi-e-formazione/convegni/gestire-la-classe-nella-pratica-didattica/#1568327

mercoledì 9 gennaio 2013

Convegno promosso dalla Giunti: In classe ho un bambino che...

La terza edizione del convegno “In classe ho un bambino che...” intende fare il punto sugli ultimi risultati della ricerca psicologica e psicopedagogica con implicazioni per il mondo della scuola.
Anche in questa edizione verranno analizzati i classici temi dell’apprendimento, delle motivazioni, dei bisogni educativi individualizzati, ma verrà anche rivolta attenzione a problematiche che hanno avuto negli ultimi anni un particolare risalto e hanno visto la comparsa di contributi originali di ricerca, come le forme di intelligenza, la comprensione orale, le neuroscienze, la “digitalizzazione” del bambino.
L’accento verrà messo sia sull’alunno che cresce e impara, sia sulla figura dell’insegnante (e le possibili fonti di stress) e sul ruolo delle famiglie.
Sono previste Sessioni plenarie, Simposi e Sessioni parallele e Laboratori.
Al convegno vi sarà anche una presenza significativa di insegnanti, che porteranno le loro esperienze innovative, e di giovani ricercatori che illustreranno i risultati di recenti indagini legate al mondo della scuola.




La partecipazione è a pagamento e a numero chiuso.

Sarà rilasciato l’attestato di partecipazione.

Date convegno
8 febbraio 9.30 19.00
9 febbraio 8.30 18.30

Sede convegno
Palazzo dei Congressi e il Palazzo degli Affari, Piazza Adua 1, 50123 Firenze.
Alcuni laboratori del venerdì si terranno presso la facoltà di Scienze della formazione in via Laura 48 Firenze


Per conoscere il programma:
http://www.giuntiscuola.it/catalogo/eventi-e-formazione/convegni/in-classe-ho-un-bambino-che/

giovedì 27 dicembre 2012

Disturbo da deficit di attenzione e iperattività: gestire lo stress degli insegnanti

Torniamo a parlare di ADHD. Quella sigla che fa tanto tremare genitori, insegnanti ed educatori e che corrisponde alla più nota definizione di disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Di origine neuro-biologica, questo deficit può manifestarsi nell’infanzia (a partire dall’età prescolare), come in età adulta, con alcuni sintomi specifici, quali la disattenzione, l’impulsività e l’iperattività motoria. Gli ultimi studi specialistici inquadrano il problema come un’alterazione nella capacità di elaborare le risposte agli stimoli provenienti dall’ambiente. Inoltre, rischia di interferire con lo sviluppo e l’integrazione sociale del bambino o dell’adolescente.

Una diagnosi tempestiva agevolerebbe un trattamento adeguato, evitando di provocare in chi ne soffre complicazioni ulteriori nell’adolescenza e nell’età adulta, quali difficoltà scolastiche, episodi di disturbo bipolare, grave disadattamento sociale e relazionale, fino ad arrivare a problemi di alcolismo o tossicodipendenza.



Di particolare rilievo gli spunti offerti da Vittorio Lodolo D’Oria in merito al ruolo degli insegnanti che entrano in relazione con gli allievi iperattivi. Secondo l’esperto, «una recente ricerca dei sindacati scuola dei Paesi europei rivela che l’insegnamento è tra le occupazioni a più alto rischio per la salute mentale. E lo stress da lavoro è spesso legato a violenza, bullismo, mobbing e comportamento inaccettabile degli studenti».

Il primo obiettivo intende favorire l’auto-valutazione del rischio SLC (stress alvoro correlato) da parte del docente, ponendolo nella condizione di conoscere le variabili che inducono stress. La consapevolezza del rischio SLC nei docenti, il controllo dei livelli di stress e la conoscenza dei diritti/doveri dei lavoratori consentiranno di applicare al meglio le tecniche di auto-aiuto e condivisione. Il secondo obiettivo punta ad accrescere la professionalità del docente nell’affrontare il comportamento inaccettabile degli alunni.

Per leggere l'articolo completo clicca qui:
http://www.famigliacristiana.it/famiglia/news/articolo/gli-insegnanti-e-gli-alunni-con-adhd.aspx

giovedì 22 novembre 2012

Niente presepe per promuovere una scuola interculturale: cosa ne pensate?

Nella cittadina di Caorso, in provincia di Piacenza, il dirigente scolastico dell'istituto comprensivo, al fine di evitare ogni riferimento ai temi religiosi e far vincere il multiculturalismo, ha deciso di eliminare ogni riferimento ai temi religiosi tra le iniziative per il festeggiamento del Natale. Essi verranno sostituiti dai temi universali come l'amicizia e la fratellanza.


Il Paese è in rivolta, ma il dirigente scolastico si difende affermando che la sua intenzione non era quella di cancellare il Natale, ma di rispettare la recente normativa atta a promuovere una scuola interculturale.

E voi cosa ne pensate?




martedì 13 novembre 2012

Classi miste o divise per genere?

E' un dibattito che ciclicamente ritorna alla ribalta: meglio le classi miste o quelle "single-sex"? Quali sono i vantaggi di una scuola dove le classi sono divise per sesso rispetto a quelle dove maschi e femmine imparano insieme?

Ultimamente, soprattutto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d'America, sta emergendo una posizione favorevole alle classi divise per genere, in quanto, secondo alcune ricerche, sembrano garantire migliori risultati scolastici. I sostenitori di questa posizione sostengono che le differenze tra maschi e femmine sono talmente marcate, sia dal punto fisico che psicologico, che è opportuno mantenere le classi separate. E i risultati non sembrano mancare: ad esempio, tra i dieci migliori istituti del Regno Unito, solo uno è misto.

Dall'altra parte, invece, vi sono numerose critiche alle classi single-sex: la scuola omogenea viene tacciata di essere frutto di una fobia sessista e di discriminazione. Eliminare la differenza di genere all'interno delle classi implicherebbe la riduzione dell'arricchimento che essa comporta.

E voi cosa ne pensate? Meglio le classi omogenee per genere o quelle miste?




Le pluriclassi come modello pedagogico. Cosa ne pensate?

In Svizzera sta prendendo piede un nuovo modello pedagogico: le pluriclassi. Esse nascono inizialmente per motivi demografici ed economici: ne è un esempio la Svizzera, dove sembra che oltre il 20% delle classi riuniscano in sè bambini di età diverse.

Non per questo, però, la scelta delle pluriclassi è sempre una soluzione di ripiego: negli ultimi anni è riemerso il dibattito su questo argomento. Ovviamente le pluriclassi comportano un lavoro molto complesso per gli insegnanti, che si trovano a doversi organizzare in maniera molto precisa per poter seguire tutti i bambini: anche se alcune attività possono essere svolte tutti assieme, altre necessitano di lavorare separatamente, implicando una meticolosa gestione del tempo e dello spazio.

Le ricerche sono ancora esigue per poter dare risultati significativi sugli aspetti di forza e di debolezza delle pluriclassi, e certamente occorre considerare diversi fattori, come la bravura degli insegnanti, l'istituzione scolastica e la realtà specifica in cui i bambini sono inseriti. In linea generale, però, sembra che le classi composte da bambini di età diversa promuovano l'autonomia, lo spirito di collaborazione e l'apprendimento nei bambini.

E voi cosa ne pensate? La pluriclassi possono essere un modello pedagogico 

Tratto da www.swissinfo.ch