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giovedì 23 maggio 2013

Siete pronti? Vi sveliamo quale è il grande progetto a cui stiamo lavorando da tempo

Oggi vi sveliamo quale è il grande progetto a cui stiamo lavorando da tempo. Siete pronti?

Alla luce delle numerose richieste che tutti i giorni ci pervengono, abbiamo deciso di dare il via ad un nuovo progetto: lo SPORTELLO di "Separazione e divorzio: dalla parte dei bambini". Lo sportello si propone come uno spazio dove richiedere delle consulenze online, al fine di chiarire la situazione circa la propria problematica, ricevere un supporto di tipo psicologico e fornire strumenti concreti in base alla propria situazione.

E allora, cosa aspetti? Vieni a visitare il nostro sito cliccando qui e dicci cosa ne pensi.

Come sempre, mettiamo a disposizione la nostra professionalità e competenza, sempre nel rispetto e nella tutela del benessere dei più piccoli, la risorsa più preziosa della nostra società.





domenica 19 maggio 2013

Grandi novità in occasione del nostro primo compleanno!!!!

Il 20 maggio compiamo il nostro primo anno di vita: un anno di grandi gioie, soddisfazioni e grandi sorprese. Sono passati dodici mesi da quando, quasi per scherzo, abbiamo deciso di dare vita a questo blog e oggi, senza nemmeno rendercene conto, è diventata una realtà in continua espansione.

Proprio per questo, abbiamo deciso di portare avanti un nuovo progetto, utile per tutti coloro che stanno attraversando complessità familiari. A breve vi comunicheremo di cosa si tratta...

Continuate a seguirci sul nostro blog, anche attraverso la nostra Pagina Facebook  e seguendoci sul nostro Profilo Twitter.




giovedì 16 maggio 2013

LA RISORSA DEI GRUPPI DI PAROLA PER FIGLI DI GENITORI SEPARATI

Ecco un interessante articolo scritto da noi a quattro mani per la pagina del collega, il dottor Davide Algeri.

Il tema? Come aiutare i bambini ad affrontare la separazione di mamma e papà: la risorsa del Gruppo di Parola. Un'introduzione atta a evidenziare l'importanza dell'intervento, che da tempo ci impegniamo a diffondere.

Per leggere l'articolo cliccare qui.




mercoledì 8 maggio 2013

Gruppi di Parola per Figli di Genitori Separati: Una Risorsa alla Genitorialità

Ecco il nostro articolo pubblicato presso la rivista online State of Mind, il giornale delle scienze psicologhe.


Nel momento storico attuale, dove l’incremento di separazioni e divorzi riflette uno scenario frammentato della famiglia, si osserva che nella maggior parte dei casi la rottura coniugale non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per la ricerca di un nuovo equilibrio in cui ancora rabbia, aggressività, frustrazione, senso di colpa circolano nel contesto relazionale con possibili conseguenze...


Per continuare a leggere l'articolo cliccare qui, in cui rimandiamo al sito ufficiale.


Dott.ssa Annabell Sarpato
Dott.ssa Alessandra Cornale




venerdì 5 aprile 2013

"Come vivere bene nelle famiglie ricostituite"?: il materiale della serata

Non hai potuto partecipare alla serata rivolta a genitori e professionisti di venerdì 5 aprile, a Gravellona Toce, in provincia di Verbania, presso la libreria Evolvo Libri, intitolata "Come vivere bene nelle famiglie ricostituite?"?

Se sei interessato all'argomento e vuoi il materiale trattato durante la serata, scrivici a cornalesarpato.gruppoparola@gmail.com .

Dott.ssa Annabell Sarpato
Dott.ssa Alessandra Cornale




giovedì 28 marzo 2013

Come vivere bene nelle famiglie ricostituite? Incontro gratuito per genitori e professionisti

Venerdì 5 Aprile 2013 - ore 21.00

Difficoltà e opportunità per i bambini e i genitori nelle famiglie ricostituite



COME VIVERE BENE NELLE FAMIGLIE RICOSTITUITE

Incontro tenuto dalle Dott.sse Alessandra Cornale e Annabell Sarpato, Psicologhe e Conduttrici di Gruppi di Parola per figli di genitori separati


Evolvo Libri
P.zza V. Veneto, 1 Gravellona Toce (Verbania)
Entrata Libera, è gradita la prenotazione




Gruppi di Parola a Besana Brianza (MB): clicca qui per saperne di più

Oltre a Varese e Rho, collaboriamo con la Cooperativa Sociale Eos, nella quale conduciamo i Gruppi di Parola per figli di genitori separati.


Per maggiori informazioni potete scrivere al nostro indirizzo mail: cornalesarpato.gruppoparola@gmail.com

oppure rivolgervi direttamente alla struttura, la quale saprà rispondere a ogni vostra domanda o curiosità.

Potete trovare qui i contatti della Cooperativa Eos.



  

domenica 24 marzo 2013

Le 12 domande più frequenti quando ci si separa: come prepararsi a rispondere ai nostri figli

Ecco le domande e gli interrogativi che spesso i genitori e i figli si pongono nel momento della separazione. Scopriamo insieme i trucchi e le modalità più adeguate per preparaci ad affrontare questo momento e sostenere i figli nell'elaborazione di questo delicato evento. 
 
Come si dice (e chi lo dice) a un figlio che non si è più una coppia? Come si fa a rassicurarlo di fronte alle litigate? Come fargli sentire sua la nuova casa di mamma o di papà? A queste e ad altre domande sul tema hanno risposto tre psicologhe del Gruppo di Psicologia giuridico/Forense O.P.P. Beatrice Chittolini, Cristina Piazza, Emanuela Manara tratto da www.gazzettadiparma.it



Come dico a mio figlio che ci stiamo separando? Chi glielo deve dire?
La comunicazione circa la decisione dei genitori di separarsi è un momento importante, perché segna un cambiamento nell’assetto della famiglia e perché, comunicandola, i genitori rendono effettiva questa scelta. Ai figli vorrebbe comunicata con chiarezza, in termini comprensibili relativamente alla loro età e possibilmente insieme. Per i figli si rivela più dannoso permanere in uno stato di incertezza, confusione o ambiguità in considerazione anche del fatto che i bambini/ragazzi sono sempre particolarmente attenti a cogliere gli stati emotivi degli adulti di riferimento.
Nel rispetto dei bisogni di bambini e ragazzi e della loro sensibilità è assolutamente da evitare che diventino i custodi dei segreti di mamma o papà (ad esempio rispetto a nuove relazioni affettive in cui i genitori possono essere coinvolti).
A questo proposito, è buona norma separare gli aspetti che attengono alla propria vita personale dai compiti più propriamente genitoriali.
 
 
 
 
Come la prenderà?
Le reazioni emotive possono essere le più diverse. Dalla rabbia al pianto (che può essere manifestazione di rabbia appunto e non sempre di tristezza), alla paura per l’incertezza sul chi si prenderà cura di lui. Non di rado i figli si chiudono nel silenzio, che può rappresentare una strategia per affrontare ed elaborare la novità oppure può essere il silenzio di chi acconsente e finalmente intravede una tregua ai litigi.
A volte possono comparire comportamenti strani, anomali che si risolvono spontaneamente se gli adulti di riferimento (genitori,nonni,educatori) aiutano i bambini/ragazzi ad accettare la situazione e soprattutto se la conflittualità tra i genitori si risolve. Le evidenze scientifiche riportano che con il passare del tempo (due anni circa senza l'intervento di eventi avversi) la maggior parte dei minori riacquista un equilibrio interiore, adattandosi alla nuova situazione familiare sperimentando, con rinnovata fiducia, sentimenti di conferma e di accoglimento affettivo.

Ho un nuovo compagno (o compagna). Quando posso presentarlo a mio figlio?
I banbini/ragazzi hanno bisogno di tempo per elaborare i cambiamenti, perciò è opportuno lasciare trascorrere un intervallo di tempo ragionevole prima di introdurre ai figli i nuovi partner. Questa “novità”, infatti, non dovrebbe essere comunicata nelle prime fasi del processo separativo.

Dobbiamo informare la scuola? Quando?
Gli insegnanti andrebbero tempestivamente informati dei cambiamenti in atto nella famiglia.
E’ possibile che soprattutto nelle fase di definizione della separazione, che è il momento più incerto di tutto il processo, i bambini /ragazzi manifestino a scuola difficoltà comportamentali e un calo nel rendimento. Solitamente, una volta definita la separazione, ma soprattutto quando rientra la conflittualità, anche il disagio in ambito scolastico tende a rientrare.
E’ comunque importante, per quanto possibile, comunicare costantemente con gli insegnanti in quanto l’osservazione dei bambini/ragazzi in un contesto diverso da quello familiare può fornire informazioni indicative del grado di adattamento dei figli alla nuova situazione. Non sottovalutare le osservazioni degli insegnanti soprattutto nei casi in cui le difficoltà manifestate non rientrino. Eventualmente possiamo rivolgerci ad un esperto (psicologo) che ci aiuti a capire cosa sta vivendo il bambino/ragazzo in questo momento.

Ce la metto tutta ma… ci ha già visti litigare. Cosa possiamo fare? Come lo rassicuriamo?
Il conflitto è parte della vita e i bambini fin da piccoli lo sperimentano in contesti anche diversi dalla famiglia, come la scuola, lo sport, in Tv ecc. Generalmente sono ricondotti dagli adulti a fare pace, ad appianare i dissidi ed è possibile, quindi, che non riescano a capacitarsi dell’impossibilità dei genitori a superare le divergenze. Naturalmente è bene tenere i figli al riparo dalla conflittualità anche nei difficili momenti in cui sta maturando la decisione di separarsi perché possono sentirsi minacciati nelle sicurezze di base o ancor più possono sentirsi responsabili di ciò che sta accadendo, dunque in colpa.

Nonostante siamo già separati continuiamo a litigare come prima…come lo teniamo al riparo?
A volte, malgrado tutto, il conflitto continua come prima e più di prima nonostante la separazione. Nei casi in cui la comunicazione tra ex coniugi sia particolarmente disfunzionale anche i figli tendono ad essere coinvolti assumendo il ruolo di messaggeri delle informazioni che padre e madre non riescono a scambiarsi personalmente. Allora c’è chi chiede con tutta la sua forza ai genitori “non mettetemi in mezzo come messaggero tra di voi, provate a parlarvi direttamente…” o ancora “non continuate a parlare male l’uno dell’altra, per me è troppo doloroso io mi sento morire dentro”. Più spesso questo tipo di sofferenza che coinvolge i figli passa inosservata: agli occhi degli adulti sembra normale che i figli svolgano il ruolo di “facilitatori” della comunicazione tra madre e padre. In realtà questa modalità relazionale li distoglie dai loro compiti evolutivi, dalla loro vita, dai loro progetti, in una parola dalla loro soggettività.
Nei casi in cui, nonostante la separazione il conflitto perduri, è bene chiedere aiuto a professionisti esperti, preparati sia in ambito psicologico che legale (Psicologi ed Avvocati).

Come faccio a far sentire sua anche la nuova casa?
Un oggetto (giocattolo o altro) particolarmente significativo per il bambino aiuta a vivere più serenamente il passaggio da una casa all’altra. Così come il fatto che anche l’altro genitore abbia conosciuto la nuova abitazione, che per il bambino rappresenta l’altra “metà” del suo mondo affettivo. La possibilità di ricevere l’altro genitore in questa nuova casa (seppur in via straordinaria rispetto agli accordi consueti sui tempi di visita), rappresenta per i figli un motivo in più per sentire la nuova abitazione un luogo familiare.

Spostarsi continuamente da una casa all’altra non sarà troppo pesante per lui? Il pernottamento nell’altra casa lo turberà?
In genere i bambini si abituano agli spostamenti senza troppe difficoltà, ma non bisogna sottovalutare tutte le energie spese nei passaggi. Dai due anni in poi, tradizionalmente, si considera il bambino sufficientemente individuato dalla figura di attaccamento primaria (solitamente la madre) da poter dormire senza di lei ma comunque con l’altro genitore che solitamente rappresenta una figura familiare rassicuranti. Gli eventuali segni di disagio non vanno mai sottovalutati e, in casi particolari, è opportuno rivolgersi allo psicologo per capire le modalità più idonee per facilitare il sonno e i normali ritmi di vita quotidiani.

Non gli mancherò troppo quando sarà con la mamma/con il papà?
La nuova configurazione familiare in cui mamma e papà non sono contemporaneamente presenti inizialmente può portare nei figli sentimenti di nostalgia verso il genitore assente. Queste emozioni, generalmente, tendono a dissolversi spontaneamente man mano che i bambini/ragazzi si adattano alla nuova situazione.
Va ricordato che è un diritto dei figli ricevere una telefonata quotidiana del genitore che non è presente in quel momento. Per i figli è importante anche che i genitori, sebbene separati, manifestino attenzione ed interesse quotidiani per la loro vita scolastica, per le loro amicizie e per le loro attività sportive.
Inoltre, perché i figli percepiscano continuità nei legami è essenziale porre attenzione agli scambi comunicativi tra madre e padre nei passaggi da una casa all’altra. I figli osservano come il genitore li riconsegna all’altro, se dice qualcosa, cosa dice e come lo dice… Le “malinconie” diminuiscono se si sperimenta la separazione in un contesto sicuro.

Come la prenderanno i nonni?
Anche su questo punto non esiste un’unica risposta, in quanto le prime reazioni sono estremamente diverse da caso a caso e dipendono da variabili quali la storia del nucleo familiare (che può aver già sperimentato eventi separativi o no), il tipo di attaccamento con il figlio o la figlia che si sta separando dal coniuge, il grado di autonomia o dipendenza del figlio rispetto ai genitori, l’ordine di genitura dello stesso (cioè la sua posizione tra i fratelli se ne ha) ecc.
Il tipo di attaccamento ai nipoti e il significato che la nascita del nipote ha rappresentato per i nonni sono fattori determinanti per comprendere il grado di coinvolgimento degli stessi nella vicenda. E’ comunque importante sottolineare che la Legge n. 54/2006 (legge sull’affidamento congiunto) ha ribadito il diritto dei minori a mantenere rapporti continuativi con gli ascendenti e con i cugini, gli zii e i parenti in genere dei rispettivi rami familiari.

A cosa mi serve un avvocato in fase di separazione?
Sia che si tratti della fine di un matrimonio, che di una convivenza è sempre opportuno conoscere i propri diritti/doveri in ambito giuridico prima di prendere la decisione di separarsi. È per questo che può essere utile chiedere una consulenza legale per affrontare questo evento con il maggior numero di chiarezze possibili su questioni quali l’assegnazione della casa, l’affido dei figli, l’assegno di mantenimento.

E per finire…
La separazione può essere sperimentata in un’ottica più evolutiva se è vissuta non soltanto come la fine di un legame, ma anche come l’inizio di una nuova fase della vita. Di lì in poi si lavorerà tutti insieme per trovare un nuovo equilibrio familiare e per ri-progettare un modo nuovo di stare insieme pur se in case diverse e in futuro, in alcuni casi, anche con partners diversi.

Beatrice Chittolini, Cristina Piazza, Emanuela Manara - Gruppo di Psicologia giuridico/Forense O.P.P.

 
http://www.genitoriseparati.org/index.php/component/content/article/17-lesperto-risponde/267-cosa-dire-ai-figli-quando-ci-si-separa.html

martedì 19 marzo 2013

Come favorire la resilienza nei bambini figli di genitori separati?

Volete aiutare vostro figlio a vivere bene la separazione? Siete professionisti che lavorate a stretto contatto con famiglie separate? I Gruppi di Parola per figli di genitori separati possono fare al caso vostro.

I Gruppi sono in partenza a:


Contattaci per avere maggiori informazioni, inviandoci una mail a cornalesarpato.gruppoparola@gmail.com




venerdì 4 gennaio 2013

"Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?": dalla matrigna cattiva alla nuova fidanzata di papà

"Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?": chi è che non trema di fronte a questa frase celeberrima, pronunciata dalla invidiosa matrigna di Biancaneve? Invidiosa e crudele, perchè, se ricordate bene, aveva chiesto al guardacaccia di ucciderla e di portarle il cuore della povera ragazza come prova. Una storia da brividi, e leggendo le altre favole la situazione non sembra cambiare: matrigne cattive che sposano padri buoni e succubi del loro fascino, taccagne, gelose e sadiche.



E, oggi, che in Italia le famiglie ricostituite sono 893 mila (Istat, rapporto 2012) che ruolo hanno le nuove compagne dei papà? In primis, il termine dispregiativo matrigna è stato sostituito da denominazioni più neutrali come "fidanzata di papà" o "nuova compagna di mio padre". Di fronte all'aumento della cosiddette "famiglie liquide", come le definisce Pierpaolo Donati, mancano completamente i termini per definire la varie figure che fanno parte della famiglia allargata: non tutti portano lo stesso cognome, non sono più stabiliti i ruoli, i diritti e i doveri di ciascuno.

A leggere le storie delle nuove fidanzate di papà possiamo trovare due filoni principali: da una parte quelle che vengono additate come le rovinafamiglia, senza nessun riconoscimento sociale e legale, e, dall'altra, le nuove compagne che sono riuscite a instaurare un buon rapporto con i bambini e, addirittura, con l'ex moglie. Sono donne che, con il tempo e molta sensibilità, sono riuscite a diventare una figura di riferimento per il bambino, instaurando un rapporto di stima e fiducia, basato sul rispetto reciproco. Un percorso complesso, ovviamente sostenuto dal suo nuovo compagno, ma anche dalla madre, la quale assume un ruolo centrale in questo rapporto.

Insomma, un ruolo complesso che, implica vicinanza e discrezione, premura e sensibilità: occorre la capacità di diventare una figura di riferimento, non sostituendosi alla madre. Dare amore, senza pretendere di assumere il ruolo materno.

Per leggere l'articolo completo cliccare qui.

Stai attraversando un momento di complessità familiare e desideri parlarne con un esperto? Vieni a trovarci alla pagina www.gruppodiparola.altervista.org




domenica 4 novembre 2012

Seminario gratuito “Famiglie ricostituite: nuovi ruoli e…quali regole?”


Il seminario si terrà lunedì 19 Novembre 2012 ore 18:00 presso la Libreria per ragazzi Ponteponente in via Mondovì, 19-21-23 Roma (M Ponte Lungo).

La realtà delle famiglie separate e ricostituite è oggi sempre più frequente, tanto che assistiamo alla comparsa di nuove figure: il compagno di mamma, la compagna di papà. Come sono percepite dal bambino questi altri adulti? Quali possono essere i loro ruoli e le loro funzioni? Ne parleremo insieme con le psicoterapeute dello studio, esperte in tematiche educative e familiari e con un avvocato e mediatore familiare.


La partecipazione è gratuita.

È necessario prenotarsi presso la libreria (posti limitati)

info@ponteponente.it

tel. 06-4542668

www.ponteponente.it











lunedì 20 agosto 2012

Come comportarsi con i figli del nuovo compagno o della nuova compagna?


"Come devo comportarmi con il figlio del mio nuovo compagno o della mia nuova compagna?" Di fronte all'aumento esponenziale del numero delle separazione e dei divorzi, questa è una domanda che capiterà sempre più spesso di sentire.

Ovviamente, non è una situazione semplice: la separazione porta con sè innumerevoli trasformazioni e cambiamenti del sistema familiare, e decidere di ricomporre un nuovo nucleo familiare aggiunge ulteriore complessità.

Il genitore acquisito è Il genitore acquisito è, come lo definisce Anna Oliverio Ferraris il terzo“, che entra in gioco quando la famiglia, sebbene diversa da quella tradizionale, c’ è già, con le sue regole, le sue abitudini, i suoi orari, il suo esplicito e il suo implicito che regolano e danno senso alle relazioni.
La situazione complessa è ben visibile anche dalla difficoltà a trovare un nome per definire il nuovo compagno della mamma o del papà. A tale proposito, la professoressa Donata Francescato sostiene che la scelta del nome per identificare i genitori acquisiti rivela...

Per continuare a leggere cliccare qui




lunedì 13 agosto 2012

Famiglie ricostituite: come porsi nei confronti dei figli acquisiti?

Quando far conoscere il nuovo partner al figlio, come suddividere il tempo senza far sentire nessuno escluso, quando iniziare la convivenza e via dicendo. Questi dubbi e molti altri ci indicano quanto è complessa la situazione.
Alcuni studi statunitensi riportano che la causa principale delle separazioni nelle famiglie ricostituite è da attribuirsi proprio ai figli, i quali non riescono ad accettare il/la nuovo/a compagno/a del proprio genitore e quest’ultimo si trova a dare la precedenza ai figli, sacrificando la propria coppia anche quando essa non è in crisi.


La sfida alla quale è chiamato l’adulto che si relaziona con i figli del partner è molto complessa. Come porsi? Come amico, come “terzo genitore”, come estraneo disinteressato?
Per trovare una risposta, dobbiamo prima delineare la sfera emotiva nel quale vive il figlio acquisito:
solitamente non accetta o accetta con forte disagio la separazione dei genitori e il “nuovo arrivato” sancisce la rottura della separazione: quindi nel loro rapporto si riflette la difficoltà ad accettare un cambiamento così profondo e doloroso;
- il figlio si trova a lottare con il senso di lealtà nei confronti del genitore biologico con il quale non convive.
- nell’età evolutiva, soprattutto nell’adolescenza, il rapporto con i genitori assume caratteristiche conflittuali: il terzo adulto che si inserisce in questo quadro si trova innondato dalle tensioni già presenti, con lo svantaggio di non conoscere fino in fondo l’origine e il tipo di relazioni che lo caratterizzano.


Tenere sempre presente che il bambino o il ragazzo ha già due genitori il cui ruolo è da sostenere risulta fondamentale per stabilire un rapporto onesto e proficuo. Sostituirsi ad essi rischia di creare maggiore confusione e conflittualità.



http://guide.supereva.it/guida_famiglia/interventi/2009/05/famiglie-ricostituite-il-ruolo-dei-genitori-nei-confronti-dei-figli-acquisiti

martedì 7 agosto 2012

I 4 obiettivi fondamentali delle famiglie ricomposte

Ecco gli obiettivi che le famiglie ricomposte si devono prefissare per ottenere stabilità e offrire benessere ai propri membri (Visher, 1990):

  • i nuovi partner devono costruire una nuova coppia, maturando e sviluppandosi nel tempo, diventando solida
  • i legami tra i genitori e i figli devono essere mantenuti anche se non si abita più sotto lo stesso tetto e non ci si vede quanto si vorrebbe
  • sviluppare le nuove relazioni tra genitori acquisiti, figli acquisiti e fratelli acquisiti
  • sviluppare un senso di appartenenza alla nuova unità familiare


Famiglia allargata: come aiutare i propri figli ad accettarla

Con famiglia ricostituita si intende quella forma familiare in cui due adulti formano un nuovo nucleo familiare dopo un divorzio, una separazione o la morte di un coniuge. Caratteristica principale è la presenza di figli, portati da uno o entrambi i membri della relazione.

Contrariamente a quello che si può pensare, le famiglie ricostituite non sono un fenomeno nuovo nel nostro Paese, dato che a metà del secolo scorso, il 20% dei matrimoni contratti erano di secondo nozze, soprattutto a seguito di condizioni di vedovanza. 

Oggigiorno, invece, il gran numero di famiglie ricomposte nasce in conseguenza a un divorzio: di conseguenza, ogni forma familiare ha una propria struttura e peculiarità, caratterizzata da complessità, in cui ciascun membro deve attivare risorse cognitive ed emotive volte al cambiamento e all'adattamento alla nuova situazione.

La difficoltà cardine che la famiglia ricomposta deve affrontare è quella di diventare un gruppo familiare senza avere una propria storia familiare alle spalle. In particolare, i partner devono integrare se stessi e i propri figli all'interno della nuova struttura familiare ricomposta, diversa da quella precedente. Ovviamente, questo non è un compito semplice, in quanto, soprattutto all'inizio, gli equilibri sono precari e ancora in fase di costruzione. I figli, spesso, oppongono resistenza di fronte a questi "sconosciuti" con cui si ritrovano a vivere e condividere spazi e tempi. Spesso emergono sentimenti di gelosia, sia di fronte ai nuovi partner, che di fronte ai bambini.

Compito dei genitori dev'essere quello di accompagnare gradualmente i propri figli a questi cambiamenti, coinvolgendoli e parlando con loro, spiegando loro le proprie scelte e le proprie motivazioni. Certamente, non è un compito semplice, ma con il dialogo e il confronto si possono prevenire (o, per lo meno, attenuare) discussioni e problemi.

Un compito di fondamentale importanza, ma non semplice, è quello dell'ex coniuge: bisogna evitare di screditare la nuova relazione, aiutando il bambino ad accettare queste nuove persone nella sua vita. Questo è molto importante anche per evitare che il bambino si trovi costretto a coalizzarsi con uno dei due coniugi, preso in mezzo in un conflitto di lealtà lacerante e distruttivo. Ricordiamolo, i bambini non devono essere strumentalizzati nelle questioni dei genitori: loro sono bambini e, in quanto tali, devono essere tutelati e protetti.

giovedì 5 luglio 2012

Famiglie ricostituite: come affrontare le difficoltà?

 


Anche in Italia sono in aumento le famiglie ricostituite, quelle che derivano dall'unione di partner provenienti, entrambi o solo uno dei due, da cessati matrimoni, convivenze o da famiglie monogenitoriali.


Nel nuovo nucleo sono inglobati i figli nati da unioni precedenti anche se a volte può accadere che uno solo porti con sé la propria prole e l'altro se ne ha, la lasci a convivere con il precedente partner.


La complessità delle relazioni che in questo tipo di famiglia si viene a creare, richiede sempre la messa in campo di notevoli risorse per una buona integrazione tra tutti i suoi membri e per la realizzazione del senso di appartenenza di tutti i suoi componenti, la sfida alla quale l'adulto è chiamato è molto compessa nella relazione con i figli del nuovo compagno/a. Allora, Come porsi?



LE DIFFICOLTA' DEI FIGLI


Riguardano l'integrazione nel nuovo nucleo e la relazione col genitore biologico non convivente.

Le problematicità variano secondo le situazioni specifiche e la fase di sviluppo (prima, seconda infanzia, adolescenza) e danno pertanto luogo a differenti risposte.
Da tenere in grande considerazione è il forte sentimento di lealtà verso il genitore biologico non convivente.

Stringere un buon rapporto con il "genitore acquisito" o semplicemente accettarlo, potrebbero rappresentare per lui un tradimento e generare sensi di colpa. Da qui tutta una serie di possibili comportamenti di chiusura e ostilità verso il nuovo genitore che si trova a dover sormontare grosse difficoltà nello stabilire una relazione propria con il figlio acquisito.

Situazioni competitive nelle quali i figli si sentano oggetto di paragoni sono in ogni caso controindicate al loro benessere e a quello familiare, al contrario di attenzioni equamente distribuite, idonee alla costruzione di buoni rapporti, ancora di più se vi è convivenza tra fratellastri.


I RISCHI


Le difficoltà incontrate nella costruzione di buone relazioni all'interno della famiglia ricostituita se non affrontate adeguatamente ma mantenute, rinforzate e accresciute dalla complessità dei rimandi relazionali, fanno si che il clima familiare non sia quello più idoneo ad una crescita sana ed equilibrata dei figli che potrebbero così manifestare disagi di vario tipo.

Le manifestazioni di disagio in età evolutiva si esprimono in maniera differente secondo l'età e l'organizzazione del sistema familiare, ma privilegiano comunque i canali comportamentali o somatici.

Vale a dire che il bambino manifesta il proprio disagio attraverso un sintomo somatico o un disturbo del comportamento.

Anche in adolescenza i disagi possono manifestarsi attraverso gli stessi canali ma con le debite differenze dovute ad una diversa maturazione e a questa fase dello sviluppo particolarmente difficile e complessa di per sé, con comportamenti anche eclatanti e al limite.