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venerdì 31 maggio 2013

Quale è il Paese migliore dove nascere?

Quale è il posto migliore dove nascere? I dati riportati da Save The Children dimostrano che il Paese primo in classifica è la Finlandia. Come capita sempre più spesso, infatti, i Paesi del nord Europa sono nelle posizioni più alte: dopo la Finlandia, infatti, seguono Svezia e Norvegia. I dati sono quelli del Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo 2013, che analizza le condizioni di mamme a bambini di 176 Paesi.


Gli indicatori analizzati sono 5:

  • salute materna e rischio di morte per parto
  • benessere dei bambini e tasso di mortalità entro i 5 anni
  • grado di istruzione
  • condizioni economiche e Pil procapite
  • partecipazione politica delle donne al governo
E l'Italia? Il Belpaese si colloca solo al diciassettesimo posto. In ultima posizione, con scarsi punteggi per tutti gli indicatori troviamo, invece, la Repubblica Democratica del Congo.

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Bimbo gettato nel water restituito alla madre: è stata una caduta accidentale

Miracolo nella provincia orientale dello Zhejiang, in Cina: un neonato è stato gettato nel water dalla madre appena dopo il parto ed è sopravvissuto incastrato in un tubo di scarico di appena 10 cm di diametro. A fare la sorprendente scoperta sono stati gli inquilini del palazzo che, sentiti i vagiti provenire dalle tubature, hanno chiamato i pompieri per capire cosa stava succedendo. L'operazione di recupero del piccolo è stata molto complessa e il fatto ha suscitato, ovviamente, molti commenti.


Oggi si è appresa la notizia della riconsegna del piccolo alla madre, dato che è stata accettata la tesi della caduta accidentale subito dopo il parto.

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mercoledì 29 maggio 2013

Il terribile massacro di Ponticelli: i tre condannati chiedono la revisione del processo. Cosa ne pensate?

La nuova rubrica del famoso programma di Rai Tre dedicata alle persone scomparse, intitolata "Le storie di Chi l'ha visto", nella puntata di stasera mercoledì 29 maggio, si è occupata del terribile massacro avvenuto trentanni fa a Ponticelli (Napoli), che ha coinvolto Nunzia Munizzi e Barbara Sellini, due piccole bimbe si dieci e sette anni, violentate, pugnalate e date alle fiamme.

Per quell'orrendo delitto furono condannati all'ergastolo tre ragazzi del loro quartiere: Ciro Imperante, Luigi Schiavo e Giuseppe La Rocca, che si sono sempre dichiarati innocenti. Dopo 27 anni i tre sono tornati in libertà e hanno richiesto la revisione del processo, respinta dal Tribunale. Hanno deciso, così, di rivolgersi a Chi l'ha visto? per raccontare la loro versione dei fatti.

Conoscete il caso? Cosa ne pensate? Per maggiori informazioni potete consultare il sito www.chilhavisto.rai.it




giovedì 23 maggio 2013

Violenze in casa come traumi di guerra: le nuove ricerche

Le ricerche condotte dall'equipe di Eamon di McCroy della Division of Psychology and Language Sciences, in collaborazione con i colleghi dell'Anna Fredu Centre dimostrano che i bambini esposti a violenza tra le mura domestiche soffrono come i soldati di guerra: le capacità di adattamento, sul lungo periodo, predispongono a una maggiore vulnerabilità ed ansia, depressione e problemi di salute mentale.

Dalle ricerche è emerso che i bambini vittime di violenza domestica, a cui vengono mostrate delle immagini di volti arrabbiati, mostrano, al pari dei soldati in guerra, una maggiore attivazione nelle due regioni cerebrali associate al rilevamento delle minacce: l'insula anteriore  e amigdala.

Ricerche importanti che dimostrano i gravissimi effetti che l'esposizione a violenza domestica provocano nei bambini.

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martedì 14 maggio 2013

"Meglio l'eutanasia post partum all'aborto" la tesi choc del pediatra olandese

Ennesima dichiarazione choc del pediatra olandese Verhagen.

Nel suo ultimo saggio, intitolato The Groningen Protocol for newborn euthanasia; which way did the slippery slope tilt?”, pubblicato sul Journal of Medical Ethics il dottore spiega come in Olanda è possibile praticare legalmente l'eutanasia sui bambini, sia in stato terminale che in presenza di disabilità. Egli sostiene che, se si sceglie di eliminare bambino disabile, dal punto di vista medico è meglio effettuarlo dopo la nascita, piuttosto che durante la gravidanza.

Verhagen non è nuovo a affermazioni di questo tipo: una decina di anni fa aveva fatto inorridire molti raccontando come la sua equipe abbia, in sette anni, praticato l'eutanasia su ventidue neonati affetti da spina bifida. Un anno dopo Verhagen annunciò il Protocollo di Groningen, le prime linee guida mondiali per la "morte bambina".

Non sono mancati, ovviamente, accesi dibattiti. Il filosofo americano Jeff McMahan sostiene che l'infanticidio è giustificabile in casi di disabilità mentale. "I feti e i neonati" spiega "non hanno uno status morale, ma piuttosto lo stesso degli scimpanzè". Due ricercatori italiani, Alberto Giubilini e Francesca  Minerva, sostengono che al pari del feto, anche il bambino non ha lo status di persona e, dunque, l'uccisione di un neonato dovrebbe essere lecita in tutti i casi in cui è permesso l'aborto. Ne deriva, dunque, che “le stesse circostanze per cui si può terminare la vita dei feti senza disabilità giustificano di mettere fine alla vita dei nuovi nati senza disabilità”. Ragioni che possono essere economiche, psicologiche e di qualsiasi altro tipo. Il bambino, dentro la pancia o appena nato, è privo delle caratteristiche che giustificano il diritto alla vita.

Posizioni forti, che lasciano senza parole. Non mancheranno accesi dibattiti e forti scontri di fronte a queste affermazioni. E voi, cosa ne pensate?



Fonte: Il Foglio




giovedì 9 maggio 2013

Quali sono i motivi per cui i bambini chiamano il Telefono Azzurro?

Ecco alcuni numeri interessanti tratti dalle elaborazione di Telefono Azzurro sui dati del 114, il numero unico gestito dallo stesso Telefono Azzurro 24 ore al giorno, ogni giorno della settimana. I dati si riferiscono alle chiamate da loro ricevute tra il 2006 e il 2012, i quali dimostrano una multiforme varietà di storie e casistiche inerenti all'emergenza infanzia.



I luoghi in cui si riferiscono le situazioni riferite risultano essere:


  • 63,1% 
    Casa propria 
  • 18,3% Strada 
  • 5,7% Scuola
  • 3,7% Casa di parenti o amici 
  • 1,6% Giardini / Parco
  • 7,6% Altro




La tipologia di situazioni sono altrettanto distinte tra di loro:


  • 32,3
    Abuso e violenza 
  • 19,5Fattori di rischio familiare
  • 12,1% Richiesta dell’adulto per se stesso
  • 8,5Malessere psicologico
  • 8,1Problemi per separazione dei genitori 
  • 6,9% Difficoltà relazionali 
  • 6,9% Altre emergenze
  • 1,8% Scomparsa
  • 1,6% Comportamenti a rischio / devianti - bullismo
  • 0,9% Problemi educativi
  • 0,8Sfruttamento minorile 
  • 0,4% Altri traumi
  • 0,1% Problemi legati alla sessualità
  • 0,1% Disturbo fisico



Dei dati, tratti dalla rivista n° 73 di Azzurro Child, su cui è necessario riflettere, per muoverci in ottica preventiva al fine di tutelare e salvaguardare il benessere dei bambini e degli adolescenti.






martedì 7 maggio 2013

Ritrovate adolescenti scomparse 10 anni fa: erano segregate vicino a casa

Una notizia che ha sconvolto Cleveland, in Ohio: sono state ritrovate le tre adolescenti scomparse una decina di anni fa. Di Michelle Knight, Amanda Berry e Gina de Jesus si erano perse le tracce da molti anni, fino a ieri, giorno in cui sono state ritrovate a pochi chilometri da dove erano sparite: l'aguzzino che le teneva segregate nella sua casa è Ariel Castro, cinquantaduenne autista di autobus. La polizia ha anche arrestato i fratelli dell'uomo, di 50 e 54 anni. A chiedere aiuto è stata la stessa Amanda Berry, che approfittandone dell'assenza dell'uomo ha cominciato a urlare finchè un vicino di casa è corso in loro aiuto. 

Secondo indiscrezioni, le ragazze furono tenute incatenate in una sorta di cella, guardate a vista dai loro aguzzini. Sembra anche che nella casa sono stati trovati due bambini, probabilmente figli delle giovani ragazze.

Una storia agghiacciante, durata più di dieci anni a solo pochi isolati da dove le ragazzine vivevano.

Fonte: corriere.it





giovedì 25 aprile 2013

Cos'è l'adescamento online?

L'adescamento online è un fenomeno recente, nato con la diffusione della rete Internet e di strumenti come le chat e i social network. Esso consiste nel tentativo di avvicinare in rete minori di età inferiore ai 16 anni a fini sessuali, conquistandone pian piano la fiducia, attraverso lusinghe e artifici.

L'adescamento è considerato reato anche senza la realizzazione dell'incontro del bambino con il malintenzionato, ma è sufficiente il tentativo di instaurare con lui un solido legame di fiducia con scopi sessuali. 

Spesso l'adulto mente sulla propria età, dichiarandosi coetaneo dei ragazzi, e intrattenendo con loro discussioni su temi di loro interesse, come lo sport o la scuola. Inizia a instaurarsi, così, un rapporto di fiducia, dove il malintenzionato si mostra grande amico e confidente dell giovane vittima: è un processo che può durare anche alcuni mesi, dove il carnefice ricerca un contatto sempre più isolato e personale con il bambino, fino a toccare argomenti inerenti alla sfera sessuale.

Una volta verificato l'abuso, il pedofilo cerca di ottenere il silenzio della vittima con l'abuso psicologico e il ricatto, convincendo il minore che la colpa sia sua e minacciandolo di raccontare o mostrare le immagini o i video di ciò che è successo.

Una piaga terribile, contro cui bisogna lottare in tutti i modi. Un film che aiuta a comprenderne meglio le dinamiche è Trust, un'opera drammatica a carattere psicologico che tratta il tema dell'adescamento di minori, una forma di violenza troppo spesso sottovalutata.




martedì 16 aprile 2013

Allarme Sexting: un fenomeno in crescente aumento

Il sexting è un termine nuovo, che deriva dall'unione di "sex" (sesso) e "texting" (pubblicare testo). Esso rappresenta il fenomeno di invio di testi, video o immagini con contenuti sessuali, spesso tramite cellulare, social, siti o chat. La loro diffusione è incontrollabile e si espande a macchia d'olio. In particolare, l'invio di questo tipo di immagini che ritraggono minori configura il reato di distribuzione di materiale pedopornografico.

Ecco le peculiarità del fenomeno:

  • Fiducia. I ragazzi si fidano delle persone a cui inviano le proprie foto o video, senza considerarne le conseguenze
  • Pervasività. La diffusione delle immagini avviene in maniera incontrollata e a macchia d'olio. Internet e i social network permettono alle immagini e ai filmati di essere visionati in breve tempo da moltissime persone
  • Persistenza. Il materiale pubblicato su internet permane per molto tempo online, anche quando apparentemente si pensa di averlo eliminato
  • Non consapevolezza. I ragazzi spesso non sono consapevoli di scambiare materiale pedopornografico

Tratto da www.azzurro.it


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domenica 14 aprile 2013

"Io so' Carmela": un fumetto perchè non succeda mai più

La storia di Carmela è diventata un fumetto, scritto e pensato da Alessia Di Giovanni e Monica Barengo, edito da Beccogiallo: "Io so' Carmela", la storia di una bambina che rimarrà tale per sempre. Carmela Frassanita, infatti, si è tolta la vita: si è suicidata a solo 13 anni. Ma, forse, è stata ammazzata piano piano dalle persone che non hanno saputo proteggerla: dopo aver subito più volte violenza, le molestie di un pedofilo e lo stupro del branco, Carmela è stata allontanata da casa, obbligata a vivere in un centro per minori. E poi la lentezza burocratica, l'indifferenza delle istituzioni e delle forze dell'ordine: lei rinchiusa e i suoi aguzzini liberi.

Scrive il padre Alfonso nella prefazione: "Per trovare la forza e il coraggio di dire basta a queste atrocità tutte insieme, con un unico obiettivo comune, che è quello della tutela del bene più prezioso per l'intera umanità: i bambini". Carmela non deve essere ricordata come una vittima, ma deve diventare "il simbolo della ribellione contro questi abusi indegni di una comunità che si definisce civile e rispettosa dei diritti della persona".

L'obiettivo del fumetto è quella di sensibilizzare le nuove generazioni, perchè la storia di Carmela non si ripeta mai più.

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martedì 26 marzo 2013

Roulette russa a una festa tra adolescenti: giovane in fin di vita

Tragedia mischiata all'orrore ad una festa in Belgio: un diciottenne si infila a una festa e costringe un ragazzo di 17 anni a giocare alla roulette russa. Il terzo colpo è stato fatale; il proiettile gli buca il cranio e causa un'emorragia cerebrale che gli comprime il cervello, rendendolo in fin di vita.

Un scenario terrificante quello che si è presentato davanti alle forze dell'ordine di Charleroi, cittadina a sud di Bruxelles: di fronte al tentativo del ragazzo di far passare l'accaduto per un incidente, le testimonianze degli invitati alla festa dimostrano ben altro.

Un episodio agghiacciante e macabro scaturito dalla mente di un adolescente. Una sola domanda, che, molto probabilmente, non troverà mai risposta: perchè?

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martedì 12 marzo 2013

Si fingono genitori di una ragazzina di tredici anni e minacciano quarantenne di denunciarlo per pedofilia

Una brutta storia a Milano: una coppia della provincia di Varese ricatta un quarantenne separato. Lui 42 anni e lei 50, creano un profilo fasullo su Facebook di una ragazzina di tredici anni, fingendo che sia loro figlia. L'impiegato quarantenne chatta con la finta bambina, iniziando un fitto scambio di sms anche molto intimi, fino a quando il finto padre lo chiama e lo minaccia di denunciarlo come pedofilo, chiedendogli soldi per un totale di 30 mila euro. Per paura che la coppia raccontasse tutto alle Forze dell'Ordine e ai suoi datori di lavoro, l'uomo consegna i soldi, finchè, di fronte ad altre richieste di denaro, decide di rivolgersi ai carabinieri di Arluno per denunciare l'accaduto.

Una storia che suscita numerosi riflessioni. Cosa ne pensate?

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lunedì 25 febbraio 2013

Vittime e bulli: le conseguenze a lungo termine

Il bullismo è un fenomeno molto diffuso. Esso si presenta come una forma di comportamento aggressivo, con caratteristiche tipiche, quali:
  • Intenzionalità
  • Sistematicità
  • Asimmetria di potere




Esso può assumere diverse forme, tra cui:
  • Bullismo fisico
  • Bullismo verbale
  • Bullismo indiretto

Uno studio della Duke University a Durham, nella Carolina del Nord, ha dimostrato che i bambini vittime di bullismo possono diventare in futuro adulti ansiosi, con disturbi depressivi, attacchi di panico e possibili intenzioni suicide.


Ma non solo: la ricerca mette in evidenza che anche i bulli possono sviluppare conseguenze a lungo termine, come disturbi antisociali e sintomi depressivi.

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mercoledì 23 gennaio 2013

La lettera di un dodicenne a La Stampa: denunciate i pedofili e chi li copre

Come sempre, i bambini ci sorprendono. La loro forza, il loro coraggio devono essere una guida per tutti noi.

Ne è un esempio questa lettera scritta da Luca che, a dodici anni, fa un appello a chi vive o ha vissuto esperienze come le sue: dai 4 agli 8 anni, infatti, il bambino ha subito violenze e abusi da parte del padre. Luca ha deciso di scrivere una lettera a La Stampa, indirizzandola idealmente a tutti i bambini invitandoli a denunciare i pedofili e chi li copre.

In conclusione della lunga lettera, Luca scrive "Nella speranza di esservi d'aiuto vi auguro di trovare il coraggio. So che non è facile, so che il mostro vi convince di essere voi a volere quello che accade, ma non è così. Trovate il coraggio e la vostra vita cambierà. Io con il mio coraggio ho trovato una vita normale".

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